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TROPPO PESO AL CREDITO SCOLASTICO, LA NUOVA MATURITÀ SEMPRE PIÙ «AUTOREFERENZIALE»

ESAME DI STATO

di Giorgio Allulli, Il Sole 24 Ore, 09.10.2018

Chi avesse la voglia e la pazienza di ripercorrere la storia che ha segnato l’evoluzione degli esami di maturità in questi anni potrebbe trovarsi di fronte ad una sorta di gioco del Lego al contrario, nel quale anziché aggiungere mattoncini per costruire qualcosa, come avviene per il Lego normale, i vari legislatori hanno progressivamente eliminato quasi tutti i mattoncini che garantivano una verifica indipendente e rigorosa della preparazione degli studenti al termine del percorso di studi, come avviene invece negli altri Paesi d’Europa. Infatti nel corso degli anni, riforma dopo riforma, provvedimento dopo provvedimento:

  • è progressivamente diminuito il numero degli esaminatori esterni: fino a metà degli anni ’90 del secolo scorso erano la totalità dei commissari d’esame – meno il membro interno – successivamente sono diventati la metà, e con la nuova maturità che entra in vigore quest’anno sono stati ulteriormente ridotti ad un terzo della commissione (più il presidente);
  • è diminuito il numero di discipline sulle quali viene puntualmente accertata la preparazione dei candidati: dall’accertamento puntuale di tutte le discipline del curriculum si è passati alla verifica su 4 materie, poi su 2 ed infine all’attuale colloquio interdisciplinare;
  • mentre al contrario è aumentato il peso attribuito al curriculum scolastico, che in precedenza non veniva specificamente “pesato” ed al quale è stato successivamente attribuito un peso di 25 punti su 100 ed ora, con la nuova riforma, di 40 punti su 100.

La legge di riforma aveva in realtà previsto un contrappeso a questo ulteriore scivolamento verso un esame sempre più autoreferenziale, ovvero l’introduzione di una prova standardizzata obbligatoria (predisposta dall’Invalsi) sulle competenze linguistiche (italiano e lingua straniera) e matematiche dei candidati. La somministrazione di questa prova doveva avvenire fuori dal contesto dell’esame (e questo ne costituiva sicuramente un aspetto discutibile), ma la certificazione dei risultati ottenuti avrebbe permesso di fornire ulteriori punti di riferimento riguardo alla preparazione dei candidati, anche per riequilibrare in qualche modo esiti che sono paradossalmente contraddittori con i risultati che da anni emergono dalle rilevazioni organizzate dall’Ocse e dallo stesso Invalsi. Infatti è noto che i voti degli esami di maturità in alcune regioni meridionali sono più alti rispetto a quelli assegnati agli studenti nelle regioni del Nord, che invece ottengono risultati migliori nelle prove standardizzate. Ma con il decreto milleproroghe è stato rinviato anche questo possibile elemento di riequilibrio, così come è stato rinviata l’esposizione del percorso di alternanza scuola-lavoro compiuto nel triennio, che avrebbe potuto rinforzare il significato di questa attività.In questo modo l’esame di maturità diventa sempre più un rito, perché le percentuali dei promossi si avvicineranno ancora di più a 100 su 100; e c’è da scommetterci che i primi a denunciare la ritualità e l’inutilità di questo passaggio valutativo, proponendo di abolirlo del tutto, saranno proprio coloro che in questi anni hanno fatto di tutto per svuotarne il senso. Con i diplomifici che stanno dietro l’angolo pronti a scaldare i loro motori.

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  • Pubblicato 09/10/2018
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