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EDUCAZIONE CIVICA: LINEE GUIDA. ECCO LA BOZZA

EDUCAZIONE CIVICA

di redazione, Orizzonte Scuola, 01.09.2019

Pubblichiamo integralmente la bozza al momento trasmessa al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione da parte del Ministero per il parere sull’avvio della sperimentazione dell’educazione alla convivenza civile. Ricordiamo che si tratta di una bozza non ancora definitiva che potrebbe subire delle modifiche.

Premessa

Il presente allegato fornisce indicazioni applicative per la sperimentazione didattica nazionale di cui al presente decreto, nel rispetto della centralità dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, intesa come libero sviluppo dell’efficacia della ricerca e dell’azione didattica nel quadro generale degli indirizzi disegnati dallo Stato.

A seguito del primo avvio dell’insegnamento dell’educazione civica, le esperienze delle istituzioni scolastiche e il necessario coinvolgimento degli stakeholder potranno essere di stimolo per l’aggiornamento e/o integrazione delle Indicazioni nazionali e delle linee guida vigenti entro l’anno scolastico 2019/2020.

Occorre ribadire alcuni caratteri essenziali dell’educazione civica, il cui insegnamento è trasversale, anche in ragione della pluralità di competenze attese e di obiettivi di apprendimento, non ascrivibili a una singola disciplina. Se l’educazione civica è un insegnamento che compete a tutto il gruppo docente, è necessario che sia sviluppato in modo coerente nel curricolo, in modo da interessare e coinvolgere tutte le discipline e trovare spazio in tutte le attività, già a partire dalla scuola dell’ infanzia.

Nell’affermare la necessità che le istituzioni scolastiche promuovano, in armonia con le famiglie, comportamenti improntati a una cittadinanza consapevole non solo dei diritti, dei doveri e delle regole di convivenza di una comunità, ma anche delle sfide del presente e dell’immediato futuro, due tra le leve utilizzabili a tale scopo assumono particolare rilievo.

a. La promozione dell’educazione alla cittadinanza trova un terreno di esercizio concreto nella quotidianità della vita scolastica: i regolamenti di istituto, l’integrazione eventuale del Patto educativo di corresponsabilità, esteso ai percorsi di scuola primaria, la costruzione di ambienti di apprendimento atti a valorizzare la relazione educativa e l’inclusione di ciascun allievo, l’adozione di comportamenti consoni, la promozione di buone pratiche e la valorizzazione delle migliori esperienze, contribuiscono a sviluppare la capacità di agire da cittadini responsabili e di partecipare pienamente e consapevolmente alla vita civica, culturale e sociale della comunità. Non va dimenticato che l’incontro con l’istituzione scolastica rappresenta, per la generalità degli alunni, il primo luogo di socializzazione formalizzata al di fuori dell’ambito familiare e il primo contatto con lo Stato. Le regole, i comportamenti, le relazioni che si instaurano all’interno della comunità educante sono elementi imprescindibili per la maturazione del senso di cittadinanza.

b. L’aggiornamento del curricolo di istituto e l’attività di progettazione didattica nel primo e nel secondo ciclo di istruzione consentono di sviluppare la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società. Non si tratta, comunque, di agire per sovrapposizioni o giustapposizioni rispetto a quanto presente nelle Indicazioni nazionali e nelle Linee guida, ma di concretizzarle, in maniera compiuta, verso la missione tradizionale della scuola: la formazione globale del cittadino. In tal senso, l’educazione civica si pone come punto di riferimento di tutte le discipline che, per i vari ordini e gradi di istruzione, concorrono a definire il curricolo. E inoltre essenziale che tutte le ‘educazioni’ diffuse nella pratica didattica spesso sotto forma di ‘progetti’, il più delle volte episodici e frammentari e non sempre coerenti con il cunicolo di istituto, vengano ricondotte all’educazione civica intesa come educazione della persona e del cittadino autonomo e responsabile. Si tratta, peraltro, di una tradizione da rinnovare e aggiornare alla luce delle esigenze della società del terzo millennio, a partire non solo dal paradigma inclusivo, ma anche dalle sfide connesse alla cittadinanza digitale, che rappresenta un terreno nuovo nell’ambito delle educazioni.

L’educazione civica nella scuola dell’autonomia

Le istituzioni scolastiche sono già chiamate, ai sensi dell’articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 275/1999 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche) a determinare, nel Piano triennale dell’offerta formativa, ‘il curricolo obbligatorio per i propri alunni’.

Nel corso dell’anno scolastico 2019/2020 le istituzioni scolastiche potranno rileggere e ricalibrare, se necessario, il curricolo già adottato nel modo più appropriato a perseguire le finalità del presente decreto.

La revisione del curriculo di istituto consentirà di ricomprendervi le tematiche indicate all’articolo 2, compiutamente delineate nel seguente elenco, tenendo a riferimento le diverse età degli alunni e i diversi gradi di istruzione ed evitando la stesura di curricoli autonomi:

  1. Costituzione, istituzioni dello Stato italiano, dell’Unione europea e degli organismi internazionali; storia della bandiera e dell’inno nazionale;
  2. Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015;
  3. educazione alla cittadinanza digitale;
  4. elementi fondamentali di diritto, con particolare riguardo al diritto del lavoro;
  5. educazione ambientale, sviluppo ecosostenibile e tutela del patrimonio ambientale, delle identità, delle produzioni e delle eccellenze territoriali e agroalimentari;
  6. educazione alla legalità e al contrasto delle mafie;
  7. educazione al rispetto e alla valorizzazione del patrimonio culturale e dei beni pubblici comuni;
  8. formazione di base in materia di protezione civile.

L’afferenza degli obiettivi specifici di apprendimento alle tematiche sopra elencate può, del resto, essere opportunamente evidenziata all’interno del Piano triennale dell’offerta formativa, ferma restando per il secondo ciclo di istruzione, la necessità di mantenere la specificità di ciascun percorso dell’istruzione liceale, tecnica e professionale, anche ai fini dello svolgimento dell’esame di Stato.

Il Piano triennale dell’offerta formativa è altresì chiamato a declinare, nello specifico, il monte ore annuale previsto per l’educazione civica, pari a 33 ore, anche avvalendosi delle quote di autonomia, nonché a definire le attività di potenziamento dell’offerta formativa e le attività progettuali.

Il Piano triennale assume una particolare rilevanza per realizzare l’interconnessione tra l’educazione civica e le educazioni non del tutto riconducibili a specifiche discipline (educazione stradale, alla salute e al benessere, al volontariato e alla cittadinanza attiva).

Particolare attenzione dovrà essere posta al tema dell’educazione alla cittadinanza digitale. Le abilità e conoscenze previste si distinguono tra generali (il confronto delle informazioni, le regole per una corretta comunicazione e interlocuzione, il rispetto dell’altro, …) e specifiche (l’identità digitale, il grande tema dei dati, …): si tratta di un terreno nuovo, che pure non poche istituzioni scolastiche hanno iniziato ad esplorare, pur nella consapevolezza delle differenze generazionali e della necessità di approcci differenziati nell’utilizzo, qualitativo e quantitativo, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nella quotidianità scolastica.

Costituzione e cittadinanza

Come precisato dall’articolo 4 della Legge, la Costituzione, la sua origine e la sua evoluzione, costituiscono il fondamento dell’educazione civica, poiché consentono di ‘sviluppare competenze ispirate ai valori della responsabilità, della legalità, della partecipazione e della solidarietà’.

La conoscenza della Carta costituzionale nei suoi principi e contenuti è prioritaria per acquisire consapevolezza delle principali nonne che governano la quotidiana convivenza, i diritti e i doveri delle persone e dei cittadini, le organizzazioni sociali e le istituzioni.

A partire da tale conoscenza, da approfondire in base all’età degli alunni, si potrà avviare la necessaria riflessione sui concetti di democrazia, legalità, senso di responsabilità. In questa prospettiva, l’educazione civica concorre allo sviluppo delle competenze di cittadinanza così come previste dalla recente Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 maggio 2018 sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente:

«La competenza in materia di cittadinanza si riferisce alla capacità di agire da cittadini responsabili e di partecipare pienamente alla vita civica e sociale, in base alla comprensione delle strutture e dei concetti sociali, economici, giuridici e politici oltre che dell’evoluzione a livello globale e della sostenibilità.»

Aspetti organizzativi

Il decreto dispone che all’insegnamento dell’educazione civica sia dedicato un monte ore di 33 ore annue, all’interno dei quadri orari ordinamentali vigenti per ciascun percorso di studi, anche attraverso l’utilizzo della quota di autonomia. Se nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria non sono previste a livello nazionale quote orarie specifiche da riservare, rispettivamente, ai campi di esperienza e alle discipline, per la scuola secondaria di primo e secondo grado occorrerà ricalibrare gli orari disciplinari per ricomprendere e ripartire le attività di educazione civica.

Non si tratta, beninteso, di un contenitore rigido, ma di una indicazione funzionale a un raccordo consapevole degli apprendimenti maturati nei vari settori disciplinari.

La cittadinanza infatti si sviluppa, innanzitutto, dalla consapevolezza culturale di ciascun individuo in rapporto con il contesto di appartenenza e in relazione e interscambio con altri contesti.

Ogni disciplina è, di per sé, parte integrante dell’educazione civica. Sia le Indicazioni nazionali per il primo ciclo di istruzione e per i percorsi liceali che le Linee guida per i percorsi di istruzione tecnica e professionale possono agevolare l’approccio ai contenuti dell’educazione civica come individuati dalla legge in quanto strumenti aperti che le istituzioni scolastiche sono chiamate a declinare all’interno del proprio curricolo.

Per fare solo alcuni esempi, l’educazione ambientale, lo sviluppo ecosostenibile e tutela del patrimonio ambientale, delle identità, delle produzioni e delle eccellenze territoriali e agroalimentari e la stessa Agenda 2030 trovano una naturale interconnessione con le scienze naturali e con la geografia; l’educazione alla legalità e al contrasto delle mafie si innerva non solo della conoscenza del dettato e dei valori costituzionali e degli elementi fondamentali del diritto, ma anche della consapevolezza dei diritti inalienabili dell’uomo e del cittadino, nel loro progredire storico, filosofico e letterario; l’educazione alla salute e al benessere si avvale delle conoscenze e delle competenze disciplinari maturate nell’ambito delle scienze naturali e motorie.

Si tratta, dunque, di far emergere elementi già presenti negli attuali documenti programmatici e di rendere evidente e consapevole la loro interconnessione.

Il docente cui sono affidati i compiti di coordinamento di cui all’articolo 3 comma 3 del decreto avrà cura di favorire l’opportuno lavoro preparatorio di équipe nei consigli di interclasse e di classe.

I docenti per l’educazione civica

Appare opportuno suggerire che, nell’ambito del piano annuale delle attività, siano previsti specifici momenti di programmazione interdisciplinare, sia per le scuole del primo ciclo che per quelle del secondo ciclo, non solo ai fini della definizione degli obiettivi connessi all’educazione civica, ma anche per l’individuazione delle modalità di coordinamento attribuite al docente di cui all’articolo 3 comma 3 del decreto, ferma restando la competenza del dirigente scolastico in merito alla sua effettiva designazione.

Le istituzioni scolastiche del secondo ciclo hanno, peraltro, il vincolo di affidare l’educazione civica, ove disponibili nell’organico dell’autonomia, ai docenti abilitati all’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche.

Anche in questo caso, alle istituzioni scolastiche è lasciata la più ampia facoltà in merito alle specifiche modalità di insegnamento dell’educazione civica (moduli, co-presenze, inserimento nel percorso curricolare), senza che però sfugga la dimensione comunque trasversale di tale insegnamento, i cui temi non sono limitati al solo diritto.

Ciò premesso, è opportuno che gli specifici temi che le istituzioni scolastiche decideranno di sviluppare siano esplicitamente inseriti nel piano triennale dell’offerta formativa e condivisi con le famiglie.

Valutazione

Il decreto prevede, all’articolo 3 comma 4, che l’insegnamento dell’educazione civica sia oggetto di valutazioni periodiche e finali con l’attribuzione di un voto in decimi.

Il docente cui sono stati affidati compiti di coordinamento acquisisce dai docenti del team o del consiglio di classe gli elementi conoscitivi; tali elementi possono essere desunti sia da prove già previste, sia attraverso la valutazione della partecipazione alle attività progettuali e di potenziamento dell’offerta formativa. Sulla base di tali informazioni, il docente propone il voto in decimi da assegnare all’insegnamento di educazione civica.

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  • Pubblicato 01/09/2019
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